sabato, aprile 22, 2006

Mushotoku




I funghi vanno cercati
Senza spirito di profitto
Cioè senza aspettarsi di trovarli
Così almeno si trovano le castagne
O – secondo – la stagioneI mirtilli
Poi si sente il crepitare secco
Dei rami spezzati dai passi
Lo scricchiolìo fragrante delle foglie
Si scorgono le scivolate
Dei caprioli sul fango del sentiero
Si salutano i faggi d’argento
Dai mille occhi
Quante ferite nelle cortecce!
Quante ferite nei nostri piedi!
E se appare la tromba di rame
Dell’Omphalotus olearius
Allora anche il cuore squilla
Di ocra e d’arancio
Le falloidi sembrano limoni
Le fistuline svergognate mostrano
La lingua rossa dalla bocca sdentata
Dei ceppi antichiLe lumache di ceralacca
Sigillano i dispacci delle foglie cadute
Senza spirito di profitto
Senza aspettarsi di trovare
Senza nemmeno cercare
L’ombrello di galassie
Del fungo padiglione profumato
Nella radura verdissima
Dell’esserci.

29/09/02 20.22

Bolls Corracha

*

Ciclista taoista

Pedalare è realizzare il Dao
Yin e yang
Yin e yang
Yin e yang
Yin e yang
Cigola la catena
Mal oliata
Del vecchio velocifero montano
Spinge la gamba piena
S’alza la gamba vuota
E il cerchio della ruota
Poggia su un nuovo punto
Ma un punto non è nulla
Il cerchio è un’illusione
Ruota la ruota immobile
Ed il sole riflette
Un raggio in ogni raggio
Della solare ruota
Yin e yang
Yin e yang
Yin e yang
Cigola la catena mal oliata
Del vecchio velocifero montano
Un cerchio per il ginocchio
Un altro per la caviglia
Realizzano l’eterna
Identità del Dao.

29/09/02 20.33
Bolls Corracha

Peter Sloterdijk



Filosofia e tossicomania
I medici omeopati del XIX secolo pensavano che il praticante deve per prima cosa sperimentare su se stesso le medicine che prescrive poi alla sua clientela. Diciamo che un buon filosofo e’ una specie di tossicomane illuminato e che il suo sapere consiste precisamente in una polifonia dell’avvelenamento. Questo per me significa che il sapere filosofico non e’ soltando il risultato di una riflessione approfondita, e nemmeno un’espressione di se’ come soggetto, ma il risultato di una specie di suceso immunologico. La verita’ deve essere interpretata, secondo me, come un fenómeno immunitario che il discorso del filosofo contemporaneo genera alla fine di una serie di vaccinazioni o di autoavvelenamenti. Nelle reazioni del pensatore moderno emerge un nocciolo di verita’ che non e’ che la lotta del sistema che sopravvive in una serie di produzioni di anticorpi, logici come semantici, che fanno barriera all’invasione di virus ostili: questo modello e’ secondo me una buona risposta alla domanda: che cos’e’ una saggezza contemporanea? Il pensatore cotemporaneo e’ il multitossicomane, forte di una lunga serie di piccole morti e di reazioni immunitarie, che sfugge alla definizione classica e universitaria di logico discursivo. Io avvicinerei questo alla poesia contemporanea che libera la capacita’ di allucinare del suo autore.

mercoledì, aprile 19, 2006

Jebelanu Eugen (1909.1991)



Metamorfosi

Forse un albero fui sotto l’ombra del quale
Dormisti
E non ti conoscevo
Oscillarono allora le mie fronde,per caso,
A baciare i tuoi occhi.
O forse sono stato un foglio bianco
Che guardavi pensosa
E avro’ baciato il marmo
Della tua mano nuda
Che scriveva.
Avrei potuto essere un muro,
Un muro alla cui ombra
Stringevi un altro, no, non me...
E con grande dolore
Sarei crollato
Davanti ai tuoi occhi pallidi
Per lo spavento.

Trad. genseki

Bordiga e la Gnosi


In: “Considerazioni sull’attivita’ organica del partito quando la situazione e’ sfavorevole”, Bordiga stabilisce una differenza, che egli afferma trovarsi gia’ in Marx tra Partito Storico e Partito Formale.
Il Partito Storico si formalizza soltando episodicamente nelle fasi storiche brevi. Il Partito storico esprime la continuita’ del programma comunista. L’organizzazione del partito non e’ permanente. Il partito storico attravera lunghi periodi durante i quali la sua influenza sulla classe e’ nulla. Quindi, nei periodi contro-rivoluzionari, l’attivita’ dei comunisti si concentra quasi
esclusivamente nel lavoro teorico. Essi possono utilizzare soltando l’arma della critica. Questo presuppone forse un divorzio tra teoria e pratica? No. Senza teoria rivoluzionaria, non c’e’ rivoluzione. La teoria e’ indispensabile per l’azione, anche se tra l’una e l’altra puo’ esservi un intervallo di Molti decenni. Nulla e’ piu’ estraneo al determinismo marxista che l’attivismo volontarista o l’immediatismo. Nella misura in cui la teoria comunista e’ una teoria pratica, essa e’ un programma rivoluzionario comunista. Non si tratta soltando di capire il mondo, si tratta di trasformarlo. Il Partito comunista, prima di essere fattore della storia e’ un prodotto della storia. E’ il risultato di lunghi periodi di lotte proletarie sul terreno inmediato e su quello politico. In primo luogo nasce il partito storico, ossia il programma comunista, poi appare il partito formale, cioe’ l’organizzazione dei militante che si propongono di realizzare questo programma e questa teoria.

La relazione tra Partito Storico e Partito Formale e’ una relazione di una certa complessita’. Il Partito Storico non influenza la storia concreta di un determinato periodo ma contribuisce a influenzare quella successiva e dipende come prodotto da quella precedente.
La distinzione tra Partito Storico e Partito Formale non e’ una distinzione tra teoria e pratica politica. Questo perche’ la teoria del Partito Storico e’ una pratica che ha come sola ragione di esistere quella di trasformare la realta’, non semplicemente di descriverla.
Se consideriamo questa dicotomia astraendo dalla dimensione temporale il rapporto che esiste tra Partito Storico e Partito Formale e’ come il rapporto tra un programma informatico e la sua esecuzione. Il programma esiste anche quando non lo si esegue e segue esistendo mentre lo si esegue.
Tuttavia si potrebbe considerare la cosa anche da un altro punto di vista, che il Partito si manifesti a volte come storico a volte come formale. Questo ci rinvierebbe ad una simpatica tripartizione: Partito Storico, Partito Formale e Partito Trascendente o Trascendentale. Questa triade comincia ad assumere i tratti noti du una gnosi!
Si puo’ dire che il Partito Trascendentale si incarna a volte nel Partito Storico e a volte nel Partito Formale.
Il Partito Trascendentale sarebbe cio’ che rende possibile la coesistenza tra Partito Storico e quello Formale che altrimenti sarebbero o la stessa cosa oppure due cose completamente diverse.
Cosi’ l’elemento gnostico si accentua!
La continuita’ tra programma e esecuzione e’ assicurata dall’operatore, che decide quando eseguire e quando interrompere il Programma.
La continuita’ tra Partito Storico e Formale e’ assicurata dal Partito Trascendentale che sarebbe come un operatore non individuale, non umano, completamente immanente alla storia e biologico, che si serve del tempo come un surfista dell’onda e che percorre la freccia temporale nelle due direzioni.
La gnosi bordighiana si rivela in una dualita’ che cela una triade.Sarebbe stato piu’ semplice pensare che a volte i comunisti non possono fare politica pero’ possono approfondire la teoria.
Pero’ non sarebbe stata la stessa cosa, il brivido sotterraneo di un trascendentalismo materialista si sarebbe perduto nella banalita’ di una semplice costatazione.
Cosi, invece, il Partito assume fattezze di demiurgo, il militante di Alchimista, la storia di Opus Magnum.
La storia produce il Partito e a sua volta e’ da esso prodotta : il Partito Storico e quello formale stanno, infatti, nella storia nel senso che ne dipendono in diversi ruoli, il Partito Trascedentale sta al di sopra della storia.In Bordiga il materialismo si trasforma insensibilmente in mito materialista, in narrazione, e’ un racconto con ascesa, caduta riconoscimento finale del legame che unisce tutti gli attanti in un solo simbolo.
O almeno tende a questa trasformazione che vibra appena sotto le parole, che rende febbrili i nessi concettuali, che si sente ansimare nella struggimento di una nostalgia travestita da esempio e rispetto.
genseki

Onore a Hamas


Pubblico qui questa poesia, in onore di Hamas, della sua resistenza, della dignita’, della speranza, dei volti da cui traspare che l’oppressione vile dei violenti non ferisce il cuore di chi la subisce se chi la subisce non lo vende alla paura, al rancore, all’abiezione.
Onore ad Hamas!

Zayyad Tawfiq (Nazareth, 1922-1994)

Scritto sul tronco di un olivo

Poiche’ non filo lana
Ed ogni giorno sono esposto
Agli ordini di arresto
E la mia casa resta aperta
Alle visite poliziesche
Alle perquisizioni
Alle operazioni di pulizia
Perche’ mi risulta impossibile
Comprare carta
Incidero’ tutto quello che mi capita
Incidero’ tutti i miei segreti
In un olivo
Nel cortile della mia casa
Incidero’ la mia storia
La trama del mio dramma
I miei sospiri Nel mio giardino
E le tombe dei miei morti
Incidero’
Tutte le amarezze che bastera’ a cancellare un decimo delle dolcezze che verranno
Incidero’ il numero
Di ogni cavalleria spogliata
Della nostra terra Il sito del mio villaggio, i suoi confini
Le case dinamitate
Gli alberi sradicati
Ogni fiore calpestato
Quegli uomini che si sono divertiti
A scomporre il mio alito e i miei nervi
Gli uomini delle prigioni
I segni di tutte le manette
Strette ai miei polsi
Gli stivali dei miei carcerieri
Ogni giuramento gettato sul mio capo
E incidero’ Kafr Kassem
E non lo dimentichero’
E incidero’
Abbiamo raggiunto il vertice della tragedia
Lo abbiamo raggiunto
Incidero’ tutto quello che il sole mi dichiara
Quello che mi mormora la luna
Quello che mi narra la tortore
Nei pozzi I cui innamorati son partiti in esilio
Perche’ lo ricordi
Restero’ in piedi per incidere
Tutta la trama del mio dramma
Tutte le tappe della disfatta
Dall’infinitamente piccolo
All’infinitamente grande
Su di un tronco d’olivo
Nel cortile Della mia casa.

Trad. genseki

*

Giannina Dorme



Questa poesia e' tratta da l'Arte di essere nonno, una delle ultime opere di Victor Hugo. Un viaggio nel mondo della primissima infanzia, nei miti che non hanno ancora parola per nominarsi, che e' un viaggio del vechio poeta all'aorigine dell'immagine e della glossolala. Un viaggio che attraversa il sangue della Comune e l'orrore della politica, l'ingombro del prorio io universale e si riposa in un erotismo alla Fragonard, vissuto come pura luce di tenerezza.
genseki

La siesta


Nel bel mezzo del giorno dorme il suo sonnellino
Il bambino ha bisogno del sogno piu’ dell’uomo
E’ ben brutta la terra per chi viene dal cielo!
Il bimbo vuol vedere di nuovo Cherubino,
Con lui l’amico Puck e Titania e le fate,
E nel sonno il Signore gli scalda le manine.
Oh che grande sorpresa sarebbe di vedere
Giu’ nel suo sonno sacro, tutto pieno di raggi,
I paradisi aperti nell’ombra e quei passaggi
Di stelle che segnalano ai bimbi di star buoni,
Accecanti apparizioni !
Dunque, nell’ora che il sole ardente puo’ calmare,
E tutta la natura lo ascolta e si raccoglie,
A mezzogiorno, nel silenzio dei nidi, quando oblia
La foglia piu’ tremante di fremere un istante,
Giannina ha l’abitudine dolce di addormentarsi;
E sua madre un momento sospira e si riposa
Ci si stanca persino a servire una rosa
I bei piedini nudi dai passetti insicuri
Dormono, e la sua culla cinta d’un vago azzurro
Cosi’ come l’aureola circonda gli immortali
Sembra una nuvoletta fatta con i ricami;
E pare se si guarda la culla tanto fresca
Vedere un raggio rosa in fondo a un falbala’:
La miro, rido e sento che fugge la tristezza,
E’ un astro che possiede in piu’ la piccolezza;
La sua ombra amorosa ha l’aria di adorarla;
Trattiene il vento il soffio, non osa respirare
Poi nell’umile e casta alcova della madre,
Versando tutta l’alba che ha nella pupilla
Le palpebre spalanca e distende il braccino,
Agita un piede e l’altro. Cosi’ divinamente
Canticchia che le fronti s’affacciano dal cielo
Allora con la voce piu’ dolce la sua mamma,
Proteggendo con gli occhi la bambina raggiante
Cercando un nome dolce per chiamare il suo angelo
Dice alla sua chimera: - che orrore sei gia sveglia!
*
trad. gensekia pupilla

lunedì, aprile 17, 2006

Morire di un bacio




I filosofi hanno dichiarato che nei giovani il vigore del corpo é un ostacolo per la maggior parte delle qualitá morali, e, a maggor ragione per il pensiero puro che risulta dalla perfezione delle idee che conducono l’uomo ad appassionarsi di Dio. È imposibile che tal tipo di pensiero sorga finchè dura l’ebollizione degli umori corporali; però, man mano che van diminuendo le forze del corpo e si estingue l’ardore delle brame, l’intelligenza sorge, la sua luce aumenta, la sua comprensione guadagna lucidità e sperimenta un godimento piu’ intenso per quello che ha compreso, in modo tale che nell’uomo, oppresso dal peso degli anni e prossimo alla morte, tale comprensione acquisisce una nuova dimensione, conferisce un più intenso piacere e ispira una vera passione verso il proprio oggetto, finchè, finalmente, nella pienezza del medesimo, l’anima si separa dal corpo.
A questo stato hanno fatto allusione i Dottori a proposito del decesso di Mosè, Aronne e Maria, dicendo che tutti e tre morirono per opera di un bacio.
...
Con questa espressione vogliono insegnare che tutti e tre morirono per il godimento che fece loro sperimentare questa comprensione e per l’intensità dell’amore. I dottori hanno utilizzato hanno utilizzato in questo passaggio il conosciuto senso allegorico secondo il quale la comprensione che risulta dall’ardente amore dell’uomo per Dio si chiama bacio, in conformità con la scrittura: “mi baci con i baci della sua bocca" (Cantico). Questo tipo di morte che libera dalla morte vera, si dette solo in Mose Aronne e Maria; tutti gli altri profeti e uomini religiosi restarono al di sotto di questo grado. In tutti, peró, la comprensione dell’Intelligenza termina nel momento della separazione... dopo, l’Intelligenza perdura per sempre nel medesimo stato, perchè l’ostacolo che a volte la impediva è stato rimosso, allora sperimenta di continuo il godimento più intenso, completamente diverso dal piacere del corpo,...

Maimonide
Guida dei Perplessi
Capitolo 51

trad. genseki

*

lunedì, aprile 10, 2006

ION DUMITRU


Sophrosyne

(Lo scriba parla)

Seggo a tavola con i Signori della luce
E cospiriamo –
A carte scoperte:
Che diletto nel tessere
Come nel bosco di sontuosi giorni
Ed il frutto disfare, chiamato
Sophrosyne.

Esiste, si, fratellanza di croce
Tra la penna mia di scriba
E l’ali loro
Come codici vecchi
Portati sulle spalle sfogliati dal vento –
Forse per questo ho tanta voglia
Di legare fermamente nelle carte
Il limbo della santa parola
Sophrosyne.

Nel mio costato si rallegra
L’impugnatura della spada –
Nel mio corpo, sicuro, presente
Le tracce venture del mio sangue
E gli ossari di luce.
Lo accarezzo, lo castigo; i suoi occhi
Due furenti rubini,
Scintillano tranquilli quando mormoro
Sophrosyne.

A tavola seggo, coi Signori della luce
E cospiriamo
Per eleggere Principe Dracula
Del triplice trono
Heliand eterno
Oh! Quanto pane sara’ spezzato per noi
Quanto vino scorrera’
Per il perdono del peccato
Sofrosyne.

Polvere vespertina trafigge i cristalli –
I Signori della Luce si alzano sospirando
Al segnale dei cieli.
Muovendo senza forza
Le sue ali sfinite
Mi portano dalla tavolaVerso terre divine.
Piangi per loro
Nella chiocciola della tua cameretta
Mia perla:
Sofrosyne.

Sulla sua traccia, si edifica la terra
Di fronte alla pagina lattea
Resto a confabulare un po’ piu’ avanti
Con Sfinxul e Babele.

Trad. genseki

*

MAIMONIDE


Monaco o sentinella

Prerequisiti per il filosofo
Di genseki

Secondo Mose’ Maimonide nella sua opera luminosa: “La guida dei perplessi” le cause che impediscono di dedicarsi alla filosofia sono cinque: La prima e’ la difficolta’ e precisione della materia; La seconda e’ la comune debolezza mentale che deriva o da ostacoli determinati o da mancanza di esercitazione intellettuale Per questo i saggi sono pochi e la filosofia non e’ per tutti; La terza causa impediente e’ la lunghezza e’ la complessita’ degli studi preparatori. Poche persone sono disposte a sacrificare anche poco del proprio tempo per acquisire conoscenze anche se desidererebbero acquisirle in qualche modo con sincerita’. La filosofia e la metafisica sono il culmine di una conoscenza vasta e dettagliata che comprende la logica, la matematica e le scienze naturali. Coloro che non sono disposti a percorrere pazientemente questo cammino sono esclusi dalla ricerca filosofica; La quarta causa radica nelle disposizioni naturali. Per Maimonide e’ certo che le virtu’ morali sono la base di quelle razionali e che la perfetta razionalita’ solo appartiene all’uomo rispettoso della morale, ponderato e sereno. Alcuni individui tuttavia per ragioni temperamentali sono esclusi dalla perfezione etica e quindi dalla filosofia; Infine la quinta causa e’ la necessita’ di dedicarsi a soddisfare i bisogni corporali, la famiglia e l’affanno per il lusso e i bisogni superflui. Quindi anche un uomo che risponda ai quattro requisiti precedenti e che abbia raggiunto la perfezione morale se e’ assorbito da queste necessita’ non potra’ dedicarsi con successo alla speculazione, la sua percezione sara’ confusa e a tratti sara’ del tutto incapace di investigare.La filosofia quindi e’ riservata a una ristrettissima cerchia di individui selezionati e isolati e non puo’essere permesso l’accesso ad essa a tutte le altre categorie di persone.
Il filosofo per Maimonide e’ un uomo di intelligenza acuta, dotato di una cultura universale in tutti i campi delle conoscenze umane, rispettoso della morale, temperante e equanime, in grado di vivere senza lavorare duramente, privo di responsabilita’ sociali e famigliari e di ambizioni di onori e di ricchezza, isolato, quindi ed eletto.
Si tratta di una figura di sentinella, quindi, in qualche modo ai confini della sfera sociale. Non un monaco, poiche’ non e’ testimone di nulla e guida di pochi.
Certo Maimonide e’ ben lontano dal considerare la filosofia una disciplin.a puramente accademica o una semplice analisi del linguaggio.
La filosofia e’ una forma elevata di vita, la piu’ elevata tra tutte le forme possibili della vita umana.
*

venerdì, maggio 20, 2005

SANDOKAI


Del Maestro Sekito Kisen


I.
Lo spirito del Grande Saggio dell’India
Si è trasmesso in modo intimo e segreto
Da Occidente ad Oriente.

II.
Grande è la differenza tra i caratteri degli uomini;
Sulla Via non v’è Nord
Non v’è Sud.

III.
Limpida, pura la sorgente dello Spirito
Torbidi e fangosi scorrono i suoi rivi.

IV.
L’attaccamento ai fenomeni produce l’illusione
L’unione con l’essenza non è vero risveglio.

V.
Gli oggetti e i sensi tutti
Sono in reciproca dipendenza
E non lo sono.
Se c’è interazione c’è armonia,
o ciascuno resta sulla sua posizione.

VI.
L’essenza degli oggetti visibili varia
Da oggetto ad oggetto
Secondo qualità
Secondo forma.
La voce muta l’accento
Da gioia a sofferenza.
Profondo, oscuro
E’ questo mondo
Tessuto di elementi
In ogni direzione
Ove è luce son chiari gli oggetti,
Macchia e purezza distinte.

VII.
Come il bimbo torna alla madre
Tornano i quattro elementi
Alla natura che gli è propria.

VIII.
Scalda il fuoco, il vento varia
Umida è l’acqua, dura la terra:
Occhio e colore
Suono ed orecchio
Naso ed odore
Sapore e lingua
Ma ciò che esiste
Come le foglie
Trae l’alimento
Dalla radice.
I rami, il tronco
Son d’un’essenza
Nobile e volgo
Solo parole.

IX.
In ciò ch’è oscuro
Pure v’è luce
Ma non guardate
Quello ch’è oscuro
Sol come oscuro
In in ciò che luce
Pure è l’oscuro
Ma non guardate
Quello che luce
Sol come luce.

X
Tenebra e luce
Sono due opposti
L’una soltanto
non può sussistere
Se non v’è l’altra
Come il pié destro
Senza il sinistro
Non può avanzare.

XI.
Utile è in sé
Ogni esistente
A modo e in luogo.
Tutte le cose
Sono fenomeni:
Si corrispondono
Perfettamente.

XII.
Cozzano punte
Di frecce, lance.
Queste parole
Sono una fonte
Cercate il senso
Non vi adagiate
Nell’opinione.

XIII.
Se non comprendete la Via
Anche percorrendola
Non l’otterete.

XIV.
Prossimità, lontananza
Non hanno senso
Nella pratica
Un solo dubbio
E sorgono montagne
Mari profondi
Formano ostacolo.

XV.
O Voi, che cercate la Via
Vi prego
Non passino invano
I vostri dì
E le notti.

***
Trad. genseki

giovedì, maggio 19, 2005

Verità



"Le verità superficiali sono quelle la cui negazione è contradditoria, le verità profonde quelle la cui negazione è ancora una verità".
Niels Bohr

***

Como 29\10\2002

Los pajaros queman el viento.
Alejandra Pizarnik



Nel voloGli uccelli incendiano il vento
Un velo di cenere
Teso sul cuore
Bandiera d’Autunno dolente
Nel volo s’incendia
Il vento d’uccelli
In scaglie di piume
Pulsanti.

***

I
Sulla sponda di questo lago
Nell’acqua gonfia
Densa d’amore
Sulla sponda di questo lago
Giace il mio cuore
Affogato.

***

II
Così a lungo l’avevo sognato
Ma l’acqua tersa
Non s’era aperta
A rinascermi non m’aveva
Cullato
Tra steli giaceva
Il mio corpo
Ingannato.

***

III
Se in trasparenza
M’avesse cullato
Sarebbe stato come una pelle
Acqua o respiro
Colline nere
Umido fiato
Ora galleggia sul flutto
Marcio
Tra fiele e spruzzi
E più non sente
L’onda che mente
Cuore annegato.

***

IV
Dentro me stesso
Vorrei morire
Fino a trafiggermi
Con il mio niente
Senza pensiero
Come annegato
Nel flutto chiaro
Che tutto stinge.

***

V
Sarebbe un gorgogliare
Simile ad un singhiozzo
D’un vortice
D’acqua verde
Lungo bianche montagne
Che scorgi capovolte
Bloccate in negativo
Nell’abisso stagliate
Ove non sono alghe
Né pensieri
Né io, se non come
Un glu glu glu
Fresco brivido d’ora
Sulla pelle del lago.

***

VI
Un tempo ci furono i volti
Che avevano occhi e cenni
Ora nemmeno maschere
Non orbite vuote,
Ricordi piuttosto
Che prendono forma d’icone:
Frammenti che furono volti.

***

VII
Da quale collana
Di stelle caduta
La perla del lago
Nel ventre dei monti?
S’addensa il ricordo
In liquide anse
Ricurvo da scuri versanti