mercoledì, novembre 05, 2014

Giusto de' Conti


Questa Angioletta mia dall' ale d' oro,
mandata qui dal regno degli Dei,
non so che nell' aspetto aggia con lei,
che come cosa santa sempre adoro.

De i spirti eletti il più gentil di loro
venendo a noi con gli altri Semidei,
(nel fronte porto scritti i pensier miei)
dalla più degna sfera ed alto coro,


dal volto acceso d' un celeste raggio
sfavilla, e da i begli occhi la vaghezza,
che il cor m' ha pien d' ardente caldo, e gelo :


e dalla bocca colma di dolcezza,
riversa il bel parlar si dolce e saggio ;
come colei che lo imparò dal cielo.

La bella mano

Sonetto V

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